Città dei Ragazzi

LA CITTA' DEI RAGAZZI


“Città dei Ragazzi.
Questa scritta è lì da quarantacinque anni.
Posso affermarlo con sicurezza, perché la base in cemento l’ho fatta io.”

Così scrive Valerio in “Primi tempi. Testimonianze”, lui che è stato un ospite nonché l’ultimo “sindaco” della Città dei Ragazzi.
7 ottobre 1951: l’ardore di p. Andrea Gasparino, allora giovane sacerdote diocesano in servizio a Roccavione, porta alla nascita della “Città dei ragazzi Regina Immacolata”. Nei locali dell’ex colonia elioterapica, sulle sponde del torrente Gesso (attuale sede del CAI) accoglie i primi cinque bambini. È l’inizio di una realtà che ha accolto nei vent’anni di attività centinaia di bambini e ragazzi “scaricati nel mondo”, per usare l’espressione dello stesso Valerio. A loro è stato garantito del cibo, spazi per dormire e giocare, ma soprattutto “ha insegnato ad amare e non ad odiare”. Nei locali della Città, trasferitasi nel maggio 1952 dove si trova attualmente, erano attive anche alcune classi e si insegnava loro dei piccoli mestieri manuali; l’insegnamento era completato dall’aiuto nel mantenimento (orto, costruzione dei caseggiati, pulizie, vendita di prodotti o piccoli servizi) e dai tanti momenti di preghiera adatti all’età.
Durante questa esperienza p. Andrea è stato aiutato da innumerevoli figure, note e sconosciute. Si ricordano due fidati collaboratori della prima ora, chiamati ‘padrino’ e ‘madrina’, ma anche sua mamma e alcune ragazze. Saranno loro che il 7 ottobre 1955 emetteranno i voti nelle mani del Vescovo: Gemma, Rita, Giacinta e Rosaria iniziano la prima fraternità di sorelle.


“Fin dai primissimi giorni della Città,
sentivamo parlare di una signora che,
pur facendosi mai vedere, ci aiutava in mille modi…
La signora in questione si chiamava Provvidenza.”

È l’affidamento alle cure paterne di Dio quello che sperimentano p. Andrea e i ragazzi l’11 febbraio 1952: in assenza di cibo, il giovane sacerdote porta i ragazzi a pregare a Fontanelle. Nel frattempo un signore, uno dei tanti senza nome ma con il cuore grande, arriva in cucina e comunica che pagherà il pane: da allora, il pane non è mai mancato, così come aiuti alimentari e materiali. Come ringraziamento e come impegno, 7 anni più tardi della data del ‘miracolo del pane’ si inizia l’adorazione eucaristica continua.


“La nostra prima missione nacque nel nome di quel monito di Gesù tanto dimenticato:
Non portate due tuniche né oro né bisaccia né calzari.
Il Vangelo non si smentisce, se si ha il coraggio di non annacquarlo.”
P. Andrea

L’impegno di p. Andrea, la sua disponibilità allo Spirito Santo e la sua sensibilità agli ultimi non trovano risoluzione solo a Cuneo: il 5 giugno 1961 p. la Congregazione de Propaganda Fide (confluita nel Dicastero per l’evangelizzazione) autorizza la partenza per le terre di missione. Il 30 giugno di quell’anno le sorelle partono per il Brasile. Si aprono missione in Madagascar (1962), in Korea (1963), in Kenya (1966), in Bangladesh (1977), in Etiopia (1980), a Honk Kong (1983), in Albania (1992), in Russia (1994). In Italia lo spirito missionario si traduce nell’apertura della missione a Genova, ma anche in fraternità presso gli zingari, con l’aiuto dei malati di AIDS, con i carcerati.

Il 10 giugno 1962 la Repubblica italiana riconosce civilmente la Città dei Ragazzi, che accoglie ancora bambini ma sempre più si caratterizza per l’attenzione alla preghiera e ai più emarginati. Il 7 ottobre 1966 iniziano le scuole di preghiera per i giovani, poi diventate Comunità di base.
Data importante è il 1967, quando p. Andrea partecipa al primo deserto dei 40 giorni nel Sahara algerino, conoscendo la figura di S. Charles de Foucauld.

Qualche anno più tardi, il Governo italiano impone regole più stringenti alle strutture che accolgono bambini e, visto anche il calo dei numeri, p. Andrea decide la chiusura della Città dei ragazzi. In realtà, questo nome permane sia nel dialogo tra i partecipanti, sia nel nome amministrativo. Quanto realizzato finora non è cancellato o dimenticato: lo Spirito Santo ha preparato un terreno fertile su cui far sorgere un centro di spiritualità che forma negli anni molte generazioni di giovani, sacerdoti e coppie.